MacBook Air M1 Recensione: pensato per il futuro

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Brian Adam
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Il MacBook Air con processore M1 è il primo della sua specie, un prodotto che farà da apripista per l’arrivo di una nuova generazione di portatili Apple.

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recensione MacBook Air M1 Recensione: pensato per il futuro

Il processore M1 è la novità più importante lanciata da Apple nel corso del 2020. Con questa mossa la casa della mela si renderà sempre più indipendente da Intel per le CPU, aggiungendo a un ecosistema già fortemente “Applecentrico” un tassello fondamentale, che permette un controllo a 360° dei futuri MacBook e Mac. Il nuovo MacBook Air con processore M1, come anche la sua variante Pro, sono solo l’inizio di un percorso che porterà Apple a diventare ancora più chiusa verso l’esterno, con il vantaggio però di una maggiore ottimizzazione e integrazione verticale.
Dal sistema operativo ai software, ora fino all’hardware, Apple è riuscita a muovere un passo importante verso una maggiore indipendenza e verso una via alternativa alle applicazioni x86, un processo che Microsoft ha provato a fare in questi anni ma con scarsi risultati. La verità è che i notebook Windows con processore ARM non hanno convinto mentre con il nuovo processore M1, al netto dei limiti attuali, si respira già un’aria di vittoria.

Design iconico, servono davvero novità?

Una delle principali critiche mosse ad Apple con il suo MacBook Air M1 riguarda il suo design. Identico ai predecessori, questo va detto, ma serviva davvero cambiare? Basta dare uno sguardo al mondo Windows, dove i modelli che riprendono lo stile della mela abbondano: perché Apple avrebbe dovuto modificare delle linee subito riconoscibili e diventate iconiche nel corso del tempo? È vero, non ci sono novità di sorta, ma non se ne sente ancora il bisogno vista la qualità generale del notebook della mela.
Lo stile è quello classico visto in tanti prodotti Apple, il minimalismo regna sovrano nella scocca unibody realizzata in alluminio, disponibile nei colori Space Gray, Silver e Gold. Le dimensioni sono di 30,41 x 21,24 cm, mentre lo spessore è di 1,61 cm, per un peso totale di 1.29 Kg, dati che indicano chiaramente la propensione del MacBook Air al lavoro in mobilità.

Non è il portatile più leggero che abbiamo provato, in questo ambito alcuni prodotti Windows fanno di meglio, ma la qualità costruttiva è ai vertici della categoria, trasmettendo una netta sensazione di solidità. Appoggiando il pollice sul coperchio questo si alza senza che la parte inferiore del notebook si sollevi, mostrando uno schermo con bordi ben visibili ma non troppo spessi. La tastiera, retroilluminata, è stata rivista rispetto al passato, grazie all’eliminazione del sistema a farfalla in favore di uno a forbice.

Il feeback dei tasti è molto buono, al tatto la pressione sembra quasi generare il “click” di una tastiera meccanica, ma con un feedback audio appena percettibile. Difficile pigiare un pulsante per sbaglio, la forza di attuazione è leggermente superiore alla media per i portatili e la corsa breve dei tasti non da alcun fastidio durante la scrittura.
Il TouchPad, come sempre in posizione centrale, è di dimensioni generose e molto reattivo, non c’è ombra di dubbio sul fatto che, per l’utilizzo in mobilità, siamo di fronte a uno dei portatili migliori tra quelli che abbiamo provato nel corso degli anni.

Il prodotto utilizzato in questa prova è stato fornito da C&C, il più grande Apple Premium Reseller d’Italia, presente in 39 città del nostro paese. Maggiori informazioni su C&C sono disponibili sul sito web ufficiale.

Ai lati della tastiera si può notare una parte del telaio traforata, che nasconde le casse integrate. Già con iPhone 11 e 12 Pro Max Apple aveva fatto un piccolo miracolo, ma anche con questo MacBook Air siamo di fronte a una sezione audio che stupisce per la qualità che riesce a esprimere, nonostante la ridotta dimensione degli speaker. La resa sonora ha un volume massimo elevato senza però esagerare, con una riproduzione dei suoni molto nitida e senza distorsioni. Eccellente anche la spazialità, ascoltando della musica o guardando un film i suoni sembrano arrivare da una posizione più ampia rispetto alla collocazione delle casse, risultando molto gradevole in entrambi gli utilizzi.

Tutto perfetto quindi? Non proprio, perché le poche porte di connessione disponibili possono dare qualche problema. In tutto ci sono due Thunderbolt – USB Type C, una delle quali dedicata anche alla ricarica, e un jack da 3.5 mm. In mobilità questo limite si sente meno, se si ha la necessità di collegare un lettore di schede SD basta un adattatore, in una postazione di lavoro fissa invece il discorso cambia, soprattutto in questo periodo dove si lavora spesso da casa. Come fare se si devono connettere al MacBook Air mouse, tastiera e un’unità di memoria esterna, insieme magari a una webcam di qualità più elevata?

Chi ha già periferiche di input senza fili è avvantaggiato, per tutti gli altri l’acquisto di un hub esterno diventa praticamente obbligatorio. A proposito di webcam, Apple avrebbe potuto aggiornarla con un’unità capace di raggiungere i 1080p, mentre questa si ferma a 720p: vista l’importanza assunta da questo elemento nell’ultimo periodo, forse un upgrade avrebbe fatto bene.

M1, la nuova architettura

Il processore Apple Silicon M1 è il perno attorno alla quale Apple ha costruito la sua nuova architettura. In realtà parlare di “processore” non è proprio corretto, in questo caso il termine SoC è più appropriato, perché il chip M1 è più simile a un System On a Chip di uno smartphone rispetto alle classiche CPU per computer. La differenza principale è che in un SoC vengono integrati molti più componenti, a partire dalla GPU, passando poi, nel caso dell’M1, al Neural Engine, al controller delle connessioni Thunderbolt/USB, al chip di sicurezza, al processore d’immagine fino alla memoria RAM. Anche in questo caso il termine RAM è solo parzialmente corretto, Apple parla infatti di Unified Memory, perché questa memoria viene condivisa tra processore e GPU.
Si tratta di una memoria che viene gestita diversamente rispetto alle soluzioni x86-x64 che utilizzano un sistema simile. Nel caso di un normale notebook Windows con memoria condivisa tra GPU e CPU la RAM viene separata in due parti, una dedicata alla GPU, più piccola, e una alla CPU. La nuova architettura di Apple invece permette un accesso completo alla RAM sia alla CPU che alla GPU, senza riservare memoria a uno o all’altro componente, che possono così accedere ai dati senza bisogno di spostarli tra un buffer e l’altro. Un vantaggio enorme, soprattutto perché la RAM è integrata direttamente nel SoC, aumentando così la velocità di trasferimento dei dati e quella con cui vengono reperiti in memoria.

Una tale concentrazione di silicio in così poco spazio è possibile innanzitutto grazie all’ingegnerizzazione operata da Apple, e in secondo luogo al processo produttivo a 5 nm, che fa la sua prima comparsa in un Mac e in generale in un computer. In pratica è solo il veloce SSD NVMe a rimanere fuori, tutto il resto è racchiuso in pochissimo spazio. Questo offre un vantaggio evidente nelle prestazioni, perché CPU, GPU e RAM possono dialogare a velocità molto elevate e con una latenza ridotta rispetto alle classiche configurazioni che siamo abituati a vedere su piattaforma AMD/Intel.
Ovviamente ci sono anche degli svantaggi, così tanti transistor generano calore, che come vedremo nei compiti prolungati si fa sentire, ma soprattutto rende impossibile qualsiasi aggiornamento alle specifiche: non è infatti possibile aggiungere RAM e nemmeno aumentare la capienza dell’SSD. Tutti i componenti sono saldati, motivo per cui ci sentiamo di consigliare vivamente la variante con 16 GB di RAM, che assicura una maggiore longevità.

La CPU è formata da otto core, di cui quattro Firestorm ad alte prestazioni e quattro Icestorm per i compiti più basilari. Riportiamo anche le frequenze di clock di picco, di 3.2 GHz per i Firestorm e di 2.06 GHz per gli Icestorm, ma un confronto diretto con i processori AMD/Intel su questo parametro non può che portare a un errore. In questi anni lo sviluppo dei processori è stato guidato da un lato dall’aumento delle frequenze di clock, dall’altro dall’aumento nel numero di core. Apple ha scelto un clock più basso rispetto ad altre soluzioni sul mercato perché frequenze elevate generano calore, il chip M1 montato sul MacBook Air è però privo di ventole, il che ha dell’incredibile vista la potenza che è in grado di sprigionare.

Ma come ha fatto Apple a raggiungerla senza aumentare il clock e con soli quattro Core ad alte prestazioni? Il segreto è tutto nel modo in cui i core della CPU gestiscono le istruzioni da elaborare, riuscendo a parallelizzarle meglio il lavoro per il SoC: il risultato sono prestazioni più elevate a parità di clock e numero di core a disposizione. Apple ha dato una svolta al modo in cui i processori gestiscono le informazioni, una svolta che, volente o nolente, anche AMD e Intel prima o poi dovrebbero intraprendere se vogliono raggiungere una maggiore efficienza.

Insieme ai core della CPU il SoC integra una GPU con 7 o 8 core a seconda del modello scelto, con una potenza di 2.5 TFLOPs per la variante con 7 core usata durante questa prova. In termini di forza bruta si tratta della GPU integrata più potente che si possa acquistare oggi, anche le Vega adottate dalle CPU mobile di AMD rimangono dietro.

Abbiamo parlato di due versioni del MacBook Air, in effetti le possibilità di personalizzazione non sono molte. La variante base costa 1159€ e offre 8 Core per la CPU e 7 Core per la GPU, insieme a 8 GB di RAM LPDDR4X e 256 GB di memoria (versione da noi testata). In alternativa è possibile acquistare il modello con 8 Core per la CPU e 8 Core per la GPU, che porta anche la memoria interna a 512 GB, a 1429€. La nostra versione di prova è quella con il miglior rapporto prezzo-prestazioni, il problema arriva quando si decide di aggiungere altri 8 GB di RAM, upgrade dal costo di ben 230€. Una cifra fin troppo elevata, ma che reputiamo necessaria per portarsi a casa un portatile che possa durare più a lungo e offrire prestazioni migliori nel corso del tempo.

Applicazioni native, Universal App e Rosetta 2.0

In queste ultime settimane i benchmark del MacBook Air con processore Apple Silicon M1 hanno stupito tutti. In realtà è oggi molto difficile fare paragoni validi con altre architetture, vista l’estrema differenza tra il processore Apple e tutti gli altri, senza contare che è l’ottimizzazione dei singoli programmi a fare la differenza. I software dell’ecosistema Mac devono essere aggiornati per sfruttare al meglio le peculiarità del chip M1, ma siamo ancora all’inizio. Ovviamente gli applicativi Apple sono già tutti pronti all’uso, oltre a questi ci sono le Universal App, pensate per sfruttare al meglio il processore M1 ma anche quelli Intel, assicurando così una transizione senza problemi alla nuova architettura, senza tagliare fuori i vecchi modelli.

È possibile anche far girare le app per iPhone e iPad, perfettamente compatibili visto che funzionano già su architettura ARM in ambiente mobile. Molti software però sono ancora pensati per funzionare solo con le istruzioni x86, in questo caso è Rosetta 2 a occuparsene. È bene precisare che Rosetta 2 non è un emulatore, possiamo definirlo una sorta di “traduttore di istruzioni”: quando un software non compatibile viene avviato, il codice x86 viene tradotto in tempo reale per essere comprensibile al processore M1, un processo che richiede un pochino più di tempo al primo avvio dell’applicazione ma che poi diventa più rapido.

Anche Microsoft permette di “emulare” le applicazioni x86 sui notebook Windows con architettura ARM, i risultati però sono quasi sempre scadenti. Come vedremo, nel caso del MacBook questo non avviene, bisogna poi considerare che la struttura verticalmente integrata dell’ecosistema Apple ha visto gli sviluppatori in prima linea nel convertire le applicazioni. A oggi ne mancano ancora tante, ma Apple intende rendere pienamente compatibile tutto il parco software con il chip M1, un processo che Microsoft non è mai riuscita ad avviare in ambiente Windows on ARM. Nel frattempo, dove non arrivano gli sviluppatori c’è Rosetta 2, che funziona già molto bene.

Prestazioni

Nell’utilizzo generale, che va dalla navigazione web fino alla gestione di documenti e alla visione di contenuti multimediali, il MacBook Air è semplicemente una scheggia. Mai un rallentamento, mai nemmeno una leggera incertezza, la perfetta integrazione tra il sistema operativo Big Sure, il processore e le applicazioni native generano una velocità di esecuzione impressionante per reattività, del resto l’accesso alla memoria RAM è facilitato sia per la CPU che la GPU, in questo modo i dati possono essere recuperati o trasmessi in tempi molto rapidi. Per un utilizzo di questo tipo già la versione di prova con 8 GB di RAM è in grado di soddisfare ogni tipo di utente, anche il più esigente non sentirà la mancanza di più memoria. Se invece si vuole utilizzare questo MacBook Air per compiti più complessi bisogna fare una piccola riflessione. La potenza generata dal MacBook Air e dal nuovo MacBook Pro è praticamente la stessa, anche l’assenza di un core nel chip grafico non cambia molto le prestazioni. A fare la differenza è il sistema di dissipazione, passivo nel caso dell’Air e attivo in quello del Pro, che può fare affidamento su una ventola interna.
Nell’utilizzo quotidiano i due notebook si equivalgono, e questo è un passo in avanti enorme per la gamma Air, il discorso cambia quando si ha la necessità di eseguire compiti complessi per un periodo di tempo prolungato, come nel caso del rendering video. In questo caso l’Air è soggetto a un thermal throttling piuttosto importante, che limita la frequenza dei core ad alte prestazioni a poco più di 2.2 GHz.

In sostanza, la differenza tra i due modelli è tutta nel sistema di dissipazione, che permette al Pro di svolgere compiti complessi per un tempo superiore. Si tratta di uno scenario di utilizzo che non riguarda tutti gli utenti, anzi, la netta maggioranza non troverà differenze tra la variante Air e quella Pro, ma è bene sapere che se cercate un portatile adatto anche al montaggio video di un certo livello, allora il MacBook Pro è da preferire senza indugio.

Sul fronte benchmark abbiamo provato il MacBook Air sia con Universal App che con applicativi “tradotti” da Rosetta 2, il calo prestazionale c’è, ma è limitato in confronto a quello che avviene con Windows 10 su processore ARM. Rosetta 2 riesce a compiere un piccolo miracolo in questo senso, perché quasi sempre non ci si accorge nemmeno di utilizzare un’applicazione non nativa.
Basta osservare cosa avviene con Cinebench R20, avviato appunto tramite Rosetta 2.0, che registra un punteggio di 1947 in multi core, molto vicino a quello dell’i7-1165g7, un risultato incredibile se si pensa che è ottenuto utilizzando un’architettura completamente nuova e non pensata per eseguire applicazioni x86.

Passando invece a Geekbench 5, già aggiornato a Universal App, otteniamo 1742 in single core e 7648 punti in multi core. Il valore in single core è il più alto che abbiamo mai registrato tra tutte le CPU uscite finora, anche quelle desktop: dall’Intel i9-10900K al Ryzen 9 5950X nessuno riesce a raggiungere questo punteggio, fermandosi poco sotto i 1700 punti. In multi core invece supera agevolmente quello del Ryzen 4900H, attualmente il top di gamma di AMD per i laptop, che si ferma a poco più 7000 punti.

Risultati di questo tipo, per di più per la prima CPU prodotta da Apple, la dicono lunga sul cambio di paradigma portato dal chip M1, che ricordiamo funziona senza l’aiuto di ventole. Solo i compiti più lunghi da svolgere riescono a metterlo in difficoltà, rimanendo comunque su livelli più che accettabili di performance.
Le prestazioni offerte dal SoC M1 sono eccezionali, ma come se la cava in un compito complesso come il gaming, dove è la GPU ad essere maggiormente soggetta a stress? Abbiamo provato Shadow of the Tomb Raider e Alien Isolation, titoli non certo recentissimi ma l’ecosistema Mac è purtroppo incompatibile con molti giochi. In Shadow of the Tomb Raider abbiamo svolto diversi benchmark a risoluzione 1280×800 pixel con AA disattivato, che hanno generato una media di 39 fps.
Un buon numero, durante il test però abbiamo visto molti micro scatti, che rendono impossibile giocare. Alien: Isolation invece è risultato perfettamente giocabile alla stessa risoluzione e con dettagli medi. Ci sono poi i giochi di Apple Arcade, la piattaforma lanciata lo scorso anno, tuttavia almeno per ora giocare con un MacBook con processore M1 non è il massimo, anche per problemi di compatibilità che si incontrano di tanto in tanto con alcuni titoli, ancora non pronti a funzionare su questo modello.

Durante il gioco l’aumento della temperatura si fa sentire sulla scocca, nella parte alta della tastiera, ma si tratta di un contesto d’uso particolare. Nonostante l’assenza di ventole, il MacBook Air con chip M1 rimane fresco durante l’utilizzo quotidiano, un risultato comunque positivo vista la potenza che è in grado di sprigionare.
Buoni, ma non eccezionali, i risultati del test sull’SSD, che mostra una velocità di lettura intorno ai 2800 MB/s, fermandosi a circa 2400 MB/s nella nostra prova. Un dato che non delude ma che non impressiona, visto il costo richiesto da Apple per passare dalla versione da 256 GB a quella da 512 GB ci saremmo aspettati di meglio.

Schermo e batteria

Nel corso dell’ultimo anno abbiamo notato un abbassamento nella qualità dei display per notebook, salvo modelli particolari. Ancora oggi vengono utilizzati spesso pannelli TN, una situazione che non permette di tirare fuori il meglio dagli hardware moderni. Apple è però andata in controtendenza, dotando il MacBook Air di un pannello IPS da 13.3 pollici, con risoluzione di 2560×1600, tecnologia True Tone e luminosità massima dichiarata di 400 nit.
La vera novità, almeno per la gamma Air, è però il supporto allo spazio colore P3. Per vedere la differenza rispetto al passato basta importare qualche immagine scattata da un iPhone, grazie allo spazio colore esteso la resa aumenta notevolmente.

Questo schermo si vede bene sia all’interno che all’esterno e offre un impatto visivo eccellente, con colori vividi ma non troppo spinti. Se si considera il prezzo della variante base del MacBook, questo è uno degli schermi migliori che si possano trovare in un portatile di quella fascia di costo.
Sul fronte batteria, complice la sinergia totale tra SoC e sistema operativo, siamo di fronte a un vero e proprio mostro, capace di stare lontano dalla presa per lunghi periodi di tempo. Anche nel corso delle giornate più impegnative è impossibile non arrivare alla fine della giornata lavorativa. Nel nostro caso, anche dopo 10 ore di utilizzo (navigazione web, un pochino di Photoshop, visione di video, editor di testi, etc) rimaneva ancora sufficiente batteria per qualche ora d’uso extra. Se cercate un portatile con un’autonomia da primato, lo avete trovato.

MacBook Air 2020
Il binomio AMD/Intel sembrava infrangibile, ma Apple è riuscita, al primo colpo, a tirare fuori un SoC che potrebbe cambiare per sempre il mondo dei portatili. La casa americana ha in cantiere versioni molto più potenti di questa, con cui equipaggiare anche gli iMac, appare chiaro quindi che questo M1 è solo l’inizio di un cambiamento che potrebbe avere conseguenze profonde sull’industria dei processori. Già ora l’M1 è un SoC potente e parsimonioso nei consumi, una combo che sa di miracolo in campo notebook, perfetto per l’utilizzo giornaliero: l’unico limite sono i carichi di lavoro pesanti per tempi prolungati, in questo caso meglio puntare sulla variante Pro dotata di ventola.
Certo siamo solo all’inizio, molte applicazioni non possono ancora sfruttare al meglio l’M1, ma dove Microsoft ha fallito Apple ha vinto, visto che Rosetta 2 riesce bene a far girare i software non ancora pronti. Altro vantaggio di Apple rispetto alle soluzioni ARM basate su Windows è la forte adesione degli sviluppatori alla conversione dei loro software. I notebook con SoC Snapdragon sono arrivati sul mercato da più di un anno, i primi modelli sono stati annunciati addirittura nel 2017, eppure è come se non esistessero per gli sviluppatori. Con Apple la situazione è completamente differente, non abbiamo dubbi sul fatto che questi processori diventeranno lo standard, grazie alla forte integrazione verticale del suo ecosistema. Insomma, il MacBook Air con SoC M1 è un portatile potente e dalla lunga autonomia, proposto per altro a un prezzo più basso rispetto alla media in casa Apple. Peccato solo per il costo degli 8 GB di RAM aggiuntivi, che consigliamo comunque di acquistare, e per una dotazione di connessioni limitata, due elementi che tuttavia non possono rovinare l’ottimo lavoro svolto da Apple.

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